L’essere umano spesso stupisce per la capacità di essere contraddittorio e il suo atteggiamento nei confronti della violenza lo conferma.
L’occidente cristiano assume a proprio modello ideale di condotta un Gesù il cui motto è “porgi l’altra guancia”, ma, quando si tratta di applicare il precetto, definisce “stupido” o “vigliacco” chi lo fa, mentre la cultura popolare non fa altro che alimentare miti violenti e vendicativi quali modelli di condotta.
Ancor più grave è quando filosofi, politici od organizzazioni internazionali avallano comportamenti violenti, attribuendo perfino premi a chi agisce così: non c’è, insomma, una condanna assoluta della violenza, ma – al massimo – una condanna relativa. Se la violenza ha un fine meritevole, allora è ammissibile, perfino auspicabile.
C’è, poi, chi ammette la violenza ma soltanto come forma di autodifesa: questa posizione, che sembra la più condivisa anche dagli ordinamenti giuridici, implica un elemento di arbitrio non indifferente, tanto che all’atto pratico è sempre il giudice a dover valutare se, nel caso concreto, la violenza adoperata sia stata commisurata all’aggressione subita e limitata a contrastarla, anzichè, per esempio, tentare di vendicarla o addirittura prevenirla.
Purtroppo la storia recente e recentissima è ricca di esempi di “violenza preventiva”, che, pur appellandosi al principio di legittima difesa, lo distorcono a tal punto da renderlo del tutto inapplicabile. Eppure non si tratta di individui isolati, ma perfino di intere nazioni, di governi con l’avallo di vaste parti di popolazione o di organismi sovranazionali.
Se, dunque, si prende atto del concreto esercizio della legittima difesa e del numero pressochè illimitato di azioni che possono essere rivendicate in nome di essa, si conclude agevolmente che, una volta ammessa teoricamente e moralmente la possibilità di ricorrere alla violenza, le società umane contemporanee e gli innumerevoli (ed eterogenei) individui che le compongono finiranno per farne un uso arbitrario, e quindi non definibile a priori come giusto o sbagliato.
E’, insomma, impossibile dare una definizione assoluta di “violenza giusta”, allorchè la valutazione sia rimessa a individui con valori, tradizioni, idee, scopi, interessi e prospettive del tutto differenti. Tutto ciò senza contare gli errori, che sono una tipica attribuzione umana.
Un essere umano con la pistola spara a un altro essere umano che gli punta la pistola: legittima difesa = moralmente giusto. La pistola estratta da quello che è stato ucciso, si scopre in seguito, era finta: nessuna legittima difesa = moralmente ingiusto. A questo punto, si dirà, dal punto di vista dell’uccisore sussisteva comunque la legittima difesa e, quindi, questi ha agito secondo diritto; tuttavia all’atto pratico un individuo ha perso la vita, senza aver messo in pericolo alcuna vita, il che moralmente non trova alcuna giustificazione oggettiva.
Ci sono questioni non controverse, in cui l’aggressione è inequivoca e la difesa minima: un aggressore, senza alcun motivo, si accanisce su un’altra persona e quest’ultima si difende, assicurandosi di renderlo innocuo e nulla di più. Questo è un comportamento moralmente neutro: nè buono, nè cattivo. Non si può essere riprovati per tale condotta, ma neppure si dovrebbe essere elogiati.

Innanzi tutto fare del male a qualcun altro (anche il proprio aggressore) per non subirne rappresenta già una scelta di valore: se si ritenesse la sofferenza e il male altrui altrettanto importanti dei propri, non vi sarebbe motivo di scegliere di cagionarne al fine di non subirne, ma semmai il contrario.
La scelta di rinunciare a causare il male altrui, sacrificando a ciò il proprio bene, non può che essere considerata moralmente encomiabile.
E cosa dire di quegli eroi che, armati di tutto punto e padroni delle più letali armi da combattimento, soverchiano i propri nemici nei “migliori” racconti e film della nostra cultura? La verità è che occorre molto più coraggio per opporsi ad un carro armato a mani nude, come quel famoso studente cinese, anzichè nascondersi dietro un’arma ancora più potente e premere un bottone.
Ciò che ha fatto quello studente, e molte altre persone prima e dopo di lui, è infinitamente più efficace e grandioso di tutti i bottoni e i grilletti premuti da tutti i “buoni” in tutte le guerre dell’umanità, poichè se l’essere umano avesse realmente compreso e applicato i migliori esempi e l’idea del “porgere l’altra guancia”, non ci sarebbe semplicemente stato alcun conflitto da terminare e nessun “cattivo” da sconfiggere.
Forse verrà un giorno in cui l’umanità sarà così evoluta da essere in grado di utilizzare con saggezza la violenza, solo per autodifesa: ci accorgeremo che è arrivato quel momento quando non ci sarà più alcuna violenza da cui difendersi.

AVV. Carlo Prisco