Un ritratto “dal vivo”, a pennellate, di Tom Regan. Il filosofo professore universitario e pensatore dalla parte degli animali, mancato il 17 febbraio scorso, qui ricordato da Carmen Nicchi Somaschi, presidente di A.V.I. Dal 1983, quando negli Stati Uniti uscì il suo primo lavoro The Case for Animal Rights al Congresso A.V.I. del 2005: uno sguardo da vicino e d’insieme al Movimento per i Diritti degli animali visti dall’angolazione di A.V.I.

ITALIA E DIRITTI ANIMALI NEGLI ANNI ‘80

Qual è una delle prime manifestazioni importanti per i diritti degli animali che ti ricordi?
Tra gli anni ’80 e ’90 il Movimento Animalista in Italia aveva moltissime attività e io sono stata fortunata nell’averle viste svilupparsi, alcune fin dalle origini. Una delle prime manifestazioni alle quali partecipai come Associazione Vegetariana Italiana, e che raccolse migliaia di persone fu quella voluta da Kim Buti, fondatore di LEAL, contro la vivisezione a Milano nel 1983. Mi presentai con un grande cartello con scritto «Se ami gli animali non li mangi», e lo stesso Kim Buti ci disse che dovevamo lavorare nella direzione di far capire a tanti protettori e amanti degli animali che mangiarli era sbagliato.

Com’era quegli anni in Italia, risentivano ancora degli anni di piombo e del confronto politico estremo?
Allora c’erano essenzialmente due correnti animaliste a livello internazionale che cercavano di dialogare ma spesso entravano anche in conflitto, anche qui in Italia con convegni e riunioni infuocate. Le due correnti s’ispiravano a due pensatori e filosofi americani: Peter Singer e Tom Regan. Singer sosteneva e cercava di dimostrare che indipendentemente dalla scelta etica, mangiare gli animali era inutile, ma soprattutto il suo discorso puntava a dimostrare che mangiarli era nocivo e antieconomico. Regan sosteneva invece che, anche se fosse stato utile per gli uomini cibarsi di animali, questo non era né giusto né etico e che quindi non si doveva fare.

TOM REGAN IN ITALIA, ANNI ‘80

Quando incontrasti Regan per la prima volta?
Come ho detto gli anni ’80 erano già molto fertili per il Movimento Animalista e Tom Regan venne alcune volte in Italia ed ebbi occasione d’incontralo alle cene organizzate da questa o quell’associazione, ma fu al Congresso A.V.I. del 2005 – che io ricordo come il congresso “del cuore” – che lo invitammo e che riuscii a trascorrere alcuni giorni a suo stretto contatto. L’anno prima avevamo messo in contatto la casa editrice Sonda con Regan e ne era uscita l’edizione italiana di Gabbie Vuote (Empty Cages: Facing the Challenge of Animal Rights), concordammo un mini tour con l’editore in alcune importanti librerie italiane per la presentazione del volume, tra le quali le “Feltrinelli” di Genova e di Roma e lì lo accompagnai.

TOM REGAN IN ITALIA, ANNO 2005

E che cosa accadde al Congresso A.V.I. 2005?
Regan che era professore universitario, era abituato a parlare da una cattedra e da un palco ma in quell’occasione, mentre spiegava il suo pensiero, passeggiava anche in mezzo alla platea gremita. Saremo state 1500 persone che lo seguivano con gli occhi e con la mente: nel silenzio “quasi sacro” del suo intervento sentivamo come le sue parole confortassero il lavoro difficile che stavamo facendo. Oggi di Veganismo e di Diritti degli animali si parla molto di più ma allora il muro era spesso e alto. Sì, il mio ricordo più nitido è quel silenzio concentrato di tutti noi che avvolgeva le parole di Regan che, da parte sua, parlava con chiarezza e semplicità, senza giri di parole, e così facendo riusciva a trasferire subito a noi convinzione e forza.

Tom Regan

Ma gli appuntamenti per te e Regan non erano finiti…
Dopo il tour nelle librerie italiane, e alla fine giunse il congresso e poi l’incontro con Barilla. Con l’azienda ero in contatto da tempo: Armando Marchi, creatore del Barilla Lab, il loro laboratorio di idee e di ricerca, ci invitò da loro per parlare della nostra scelta etica. Così andammo in tre, Tom Regan, il dr Riccardo Trespidi e io all’incontro. Di questo momento ricordo l’ascolto assorto e rispettoso dei componenti della riunione davanti all’autorevolezza di Tom Regan e il suo fare pacato, sereno e convincente, senza mai essere insistente e forzosamente convincente. Alla fine dell’incontro, chiesi ai dirigenti Barilla presenti di togliere lo strutto dal pane, mi venne detto – come promessa – che ci avrebbero lavorato. E infatti un paio d’anni dopo questo avvenne. Era un importante passo avanti verso il cambiamento!

ALDO CAPITINI E TOM REGAN

Se dovessi paragonare Aldo Capiti a Tom Regan, che cosa vedi in comune a questi due pensatori che hanno fatto tanto per la “questione animale”?
Capitini era un uomo le cui idee innovative sono esplose in tutte le direzioni: animalismo, vegetarianismo, pacifismo, pedagogia… Regan ha elaborato un importante rete teorica a sostegno delle idee animaliste che vagavano senza avere un centro. Direi che Capitini era un creatore Regan un costruttore: entrambi ci hanno portato idee destinate a cambiare il mondo. Poi, Regan ha avuto la fortuna di vivere in un mondo più libero e di vedere le sue idee germogliare, mentre Capitini non ha fatto a tempo a vedere quanto le sue idee fossero forti e dirompenti.

Ilaria Beretta
28 febbraio 2017