UN GIORNO, LA LIBERAZIONE

Ci apprestiamo a festeggiare nel 25 aprile il giorno della liberazione nazionale dopo un ventennio di regime fascista: una data che mette ogni anno in evidenza il ricordo di un’oppressione vissuta e il desiderio di un popolo di mantenere le distanze da idee di sopraffazione, governi autoritari e dalla violenza che da essi scaturisce. I meccanismi della violenza dell’uomo sull’uomo sono stati studiati a lungo da sociologi, psicologi, antropologi, storiografi, educatori; fiumi di saggistica che hanno contribuito a chiarirci le idee, ma capire non è uguale a smettere di essere violenti. La Storia come l’Attualità ci dicono che l’uomo è violento appena ne ha l’occasione, sia esso un capotribù del Paleolitico, un sovrano medioevale o il capo di uno Stato moderno. A rispondere agli accentramenti di potere e relativi soprusi ci hanno pensato le rivoluzioni che via via hanno costellato il percorso dell’Umanità, rispondendo al sangue con il sangue e all’intangibilità dei regimi con l’intangibile spietatezza con la quale sono stati fatti finire. Non solo la mancanza di libertà ha portato l’uomo a uccidere altri uomini, ma anche crescere e vivere nel disagio, nella povertà e nella discriminazione, e ormai anche nel terrorismo diffuso: basta leggere la cronaca di questi giorni.

VIOLENZA E RIVOLUZIONI

Quante rivoluzioni hanno tentato di far vivere un uomo nuovo che fosse più libero, più consapevole, più pacifico, in una società più giusta? Non è lontano il movimento del’68, diffuso dagli Stati Uniti fino in Europa per la conquista dei diritti civili e per una nuova idea di umanità non basata sulla rigida stratificazione sociale: cinquant’anni fa è bastato richiedere la liberazione – ovvero l’acquisizione dei diritti fondamentali – di neri, di omosessuali, delle donne? Un trattamento più giusto per le classi più povere? No, non è bastato. Da quegli anni un poi, dopo la scossa di rinnovamento che un movimento di massa di quell’estensione ha provocato, è andato tutto disgregandosi, mostrandoci che la rivoluzione sessantottina è stato un apice, non un nuovo punto di partenza verso le vette della più alta civiltà umana, come qualcuno sperava. I diritti richiesti a gran voce allora sono diventati in capo a qualche decennio confezioni vuote e facilmente accartocciabili.

REVOLUTION LIMITED

Che cosa sarebbe accaduto se, insieme alle parti più deboli delle società umane si fosse parlato di Liberazione totale, includendo nelle parti più fragili da proteggere anche gli animali, i più negletti di tutti? Che cosa sarebbe accaduto se l’Economia a cui adesso è permesso alzare la voce e imporsi in tutti i campi, anche in quello morale, fosse stata dirottata già a metà del secolo scorso verso la condivisione degli ideali di pace e di giustizia per uomini e animali insieme, mettendo fine allo sfruttamento degli schiavi nascosti e potenziando un’agricoltura sana e a misura di Ambiente?

PARTIGIANI E ATTIVISTI PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI

A Prato, gruppi di attivisti per i diritti degli animali hanno criticato la locale sede dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che organizza un pranzo per la Liberazione a base di arista, parte del corpo di un maiale macellato. Il responsabile di quella sezione dell’ANPI risponde che certamente provvederanno, su richiesta, anche a un menu vegetariano e vegan e dimostra così di non aver capito nulla! Gli attivisti hanno cercato di sottolineare come la Liberazione, se si vuole che sia duratura ed efficace, e che possa investire tutta l’umanità nel profondo, debba partire dal rispetto dei più inermi, gli Animali. Come si fa a parlare di pace e di liberazione quando ogni giorno violiamo i corpi di tutti gli animali “da carne”, li umiliamo, li torturiamo quasi che l’uccisione pare un atto di grazia? Come facciamo a non capire che condannando a morte ogni giorno quelle milioni di vite condanniamo noi stessi a una vita senza pace? E questa non-comprensione appare ancora più grave in quelle persone, sebbene ormai molto anziane ma insostituibili testimoni del passato, che sono state costrette un giorno a prendere le armi e uccidere, per far trionfare la libertà. Il sangue chiama il sangue e le ingiustizie perpetrate sugli animali ci chiedono ogni giorno il conto: nella salute mancata, nella Terra sempre più inquinata (18% gas serra proveniente dagli allevamenti intensivi) e nella fame nel mondo che porta guerre, migrazioni e morti innocenti.

LA PACE E LA FAME

Con sette chili di cereali si ottiene mezzo chilo di carne che può nutrire un paio di adulti a un pasto, mentre con i sette chili di cereali soltanto si potrebbero nutrire famiglie intere e per alcuni giorni.

Ilaria Beretta
22 aprile 2017