L’INVEZIONE DI TRE INGEGNERI SPAGNOLI

Una storia virtuosa e tutta europea: tre ingegneri spagnoli che lavorano a Londra hanno divulgato alcune settimane fa i loro studi e la loro invenzione. Un materiale elastico, a base vegetale e di alghe, in grado di contenere acqua e qualsiasi altro liquido alimentare. L’avevano già presentata pubblicamente nel 2013 ma hanno dovuto lanciare una campagna di crowdfounding, per procedere nella ricerca e adesso i fondi raccolti (700.000 dollari!) permettono loro finalmente di realizzarla, anche su vasta scala. Di che cosa si tratta? Si chiamano Ooho balls, sono grandi gocce trasparenti o colorate che contengono acqua da bere.

QUESTA ME LA BEVO!

Ma non si può usare un semplice bicchiere?! Obbietteremmo. Che cosa c’è – infatti – di più innocuo e limpido di un bicchiere d’acqua? Nulla! Ma solo apparentemente.
Guardiamo meglio il nostro bicchiere d’acqua. L’Italia è il primo paese d’Europa a consumare acqua in bottiglia, 178 litri per abitante: non ci sarebbe nulla di male ma quest’acqua per la maggior parte è confezionata in bottiglie di plastica: la maggior parte della plastica (40% circa) che viene impiegata nel territorio europeo, infatti, serve per confezionare bevande, cibi e vestiti. Purtroppo questo primato, di per sé neutro, non è proporzionale allo sforzo di riciclare e riutilizzo che pare arrivi all’incirca al 5%: questi sono i alcuni dei dati inquietanti dell’ultimo rapporto della Beverage Marketing Corporation.

IL MARE DI PLASTICA

Ma non sono questi i soli elementi che ci fanno riflettere: i mari, dagli oceani al Mediterraneo finiscono per raccogliere la maggior parte di questa plastica ormai dismessa, il moto ondoso e le correnti contribuiscono ad “assemblare” estese isole di plastica vaganti come la Pacific Trash Vortex (chiamata anche Great Pacific garbage patch), che ha superato le 21.000 tonnellate di materiali estranei al mare, per la maggior parte plastica; mentre salinità e luce invece agiscono scomponendola in frammenti, microplastica e nanoplastica. Per quanto riguarda la luce si parla di “fotodegradazione”, un fenomeno a cui certamente abbiamo assistito molte volte, come quello che avviene quando lasciamo un vaso da fiori di plastica sul balcone per qualche anno: tenderà ad assottigliarsi fino a spaccarsi. Nell’acqua del mare le micro particelle si diffondono: il Mediterraneo, mare chiuso con molte correnti ma tutte interne, è stato definito a questo proposito “mare di plastica”, questo ci dice un rapporto dell’Unep -Agenzia ambientale delle Nazioni Unite.
Si tratta di ragionare su “una media di 1,25 milioni di frammenti di plastica a chilometro quadrato, contro i 335 mila dell’Oceano Pacifico”. L’allarme più preoccupante riguarda proprio le microplastiche, frammenti non più grandi di 5 mm, che diluite nell’acqua sono respirate e ingerite dai pesci, a loro volta, nutrimento di uccelli marini come i gabbiani e i pellicani, e che inoltre ricoprono e soffocano con la loro patina mobile l’intero universo sottomarino.

GOCCE D’ACQUA MA NON SOLO

Ecco allora che il brevetto della piccola start up, che ci permetterà di sostituire completamente le bottiglie di plastica per l’acqua e per le altre bevande, ci appare non solo una bella idea ma anche qualcosa del valore di un’oasi di salvezza nel deserto della noncuranza o dell’indifferenza.
Le gocce, inventate e messe a punto da Rodrigo García González, Guillaume Couche e Pierre Paslier, possono essere ingerite o buttate via alla stregua di un grosso acino d’uva di cui non vogliamo mangiare la buccia e ll residuo che rilasceremo è completamente biodegradabile.
Nella tabella di marcia dei loro inventori le Ooho balls saranno presto distribuite in occasione di grandi eventi, come partite di calcio, meeting… in modo che tutti possiamo provarle e conoscerle e divulgare il loro uso.
Le Ooho balls hanno un nome accattivante che ricorda la pronuncia francese dell’acqua eau= o, e forse, ancora meglio, “oh!” l’esclamazione universalmente nota di schietto stupore, che potrebbe essere quello in coro di tutte le creature sotto e sopra il mare se vedessero improvvisamente diminuire il carico di rifiuti in arrivo ogni giorno: nel Meditteraneo si è calcolato che finiscono quotidianamente 731 tonnellate di rifiuti in plastica.

CHE COSA POSSIAMO FARE?

E, nel frattempo, mentre aspettiamo che le “Ooho” facciano il loro -speriamo inarrestabile- cammino verso il progresso, che cosa possiamo fare noi? Proviamo a ridurre da subito l’uso della plastica per approvvigionarci d’acqua, ma anche per i cosmetici e per le confezioni di cibo (la legislazione europea con il suo obbligo alle confezioni per i sottovuoto non ci è certo d’aiuto,) e soprattutto cerchiamo di interrompere il cammino delle plastiche verso fiumi, laghi, mare con un comportamento attento e coscienzioso, invitando a questo anche chi occasionalmente vediamo agire in modo superficiale. E poi, non portiamo nei boschi e nei prati, in spiaggia o in barca contenitori e sacchetti di plastiche, basta un colpo di vento, facile all’aria aperta, per disperderli e trasformare una semplice bottiglietta in una bomba a orologeria contro la Natura e, alla fine, contro tutti.

Ilaria Beretta
7 maggio 2017