Non di solo pane e companatico sono fatte le scelte vegetariane e vegane. E mentre l’alimentazione cruelty free avanza sulle nostre tavole, nei negozi, nei ristoranti e nelle gastronomie anche la cosmesi e l’abbigliamento ci propongono scelte che riguardano il rispetto per la vita degli animali e, insieme, il nostro stesso benessere all’insegna di un equilibrio ambientale illuminato dalla pietà. Scriveva Arthur Schopenauer «la pietà per ogni essere vivente è la prima valida garanzia per il buon comportamento dell’uomo», e che cos’è un buon comportamento se non quello che fa stare bene chi ci circonda e noi proprio per questo?

Il comportamento virtuoso è la forza del singolo ma anche quello della nuova imprenditoria improntata alla filosofia vegan: ne è un forte esempio di questi giorni Vegea, l’impresa fondata a Milano da Gianpiero Tessitore che produce pelli innovative totalmente vegetali derivate dagli scarti della vinificazione. Nell’aprile scorso Wineleather, così si chiamano il progetto e il prodotto, ha raccolto l’attenzione del pubblico on line di tutto il mondo che lo ha votato nell’ambito del Global Change Award, il premio internazionale dedicato all’economia circolare e all’innovazione nell’ambito della moda, permettendogli di vincere. Si è trattato di una sfida che aveva agguerriti concorrenti stranieri che si sono dovuti accontentare dei premi secondari mentre l’impresa italiana ha ricevuto il massimo riconoscimento e 300.000 euro; ma, forse, la cosa certamente più interessante – che ci mostra come l’impegno individuale può essere il sasso nello stagno dal quale partono onde circolari inarrestabili – è che il premio è organizzato dalla H&M Foundation collegata a H&M, il colosso dell’abbigliamento cheap svedese, quindi tutta l’attenzione al prodotto può avere immediati riscontri concreti sul campo, e da subito.

La Wineleather viene prodotta in virtù di un trattamento delle fibre e degli oli contenuti dagli scarti della produzione del vino: bucce degli acini, semi e raspi dell’uva, senza usare quindi petrolio neppure in minima parte. Secondo Il Sole 24 ore nel mondo ogni anno vengono prodotti 26 miliardi di litri di vino e, ad oggi, l’Italia è il più grande produttore di vino, con il 18% della produzione mondiale. Quindi il nostro Paese potrebbe essere il posto ideale per questa produzione innovativa che può anche essere vista di buon occhio dalle stesse aziende vinicole, ragionando su nuovi utili e sullo smaltimento dei residui delle cantine.

Inoltre, non vengono utilizzate sostanze inquinanti, né viene impiegata acqua e né versato sangue. È necessario infatti sapere che, per rendere utilizzabile ai fini fashion un metro quadrato di pelle di animali, si usano 240 litri d’acqua e che la concia chimica è altamente inquinante per l’ambiente e nociva per le persone che vi lavorano che non sono mai in sicurezza (intossicazione da crono e idrogeno solforato…): la Wineleather usa l’umido già contenuto nella sua materia prima. L’indicazione chiara e dichiarata che ci viene da Vegea e dal premio H&M è che bellezza e moda sono tali solo se non comportano inquinamento ambientale e disagi sociali.

Un’altra azienda che già produce scarpe, la Scotti vegan shoes nell’etichetta di produzione dei suoi modelli dichiara: «tomaia realizzata con una microfibra effetto pelle prodotta con bio-poliolii, basati su risorse naturali e rinnovabili che derivano da cereali di coltivazioni nofood, con bilancio di emissione CO² pari a zero». L’imprenditore Enrico Scotti, fondatore della società Menodizero che produce le vegan shoes intervistato da paginevegan.it spiega la mission (e il nome) della sua impresa e perché l’espressione “impatto zero” non gli è sembrata sufficiente a motivare il suo lavoro «ho voluto passare da un concetto super inflazionato di impatto zero, ad un impatto meno di zero, dove anche gli animali non umani sono quindi rispettati e tutelati».

È così, sebbene a piccoli passi, l’idea di bellezza, di eleganza e di moda e la stessa idea di consumo sostenibile diventano più profonde, portando la sostenibilità ambientale e sostenibilità etica a coincidere.

Ci sembra questo un passo importante da condividere e anche da dedicare ad Aldo Capitini, fondatore dell’Associazione Vegetariana Italiana e ad Edmondo Marcucci, con il quale ha lavorato fianco a fianco per molti degli scritti fondamentali e che nel 1963 pubblicizzavano su Idea Vegetariana, la rivista ufficiale dell’associazione, la moda cruelty free in una delle sue pagine antesignane e, anche solo per questo, memorabili.

Ilaria Beretta
20 maggio 2017