LIBERE MUCCHE

Chi ha partecipato al crowfounding, ma anche chi ama sapere gli animali liberi nella loro dimensione naturale può finalmente vedere in questi giorni il cortometraggio Vacche ribelli realizzato nell’entroterra ligure tra Mele e Masone, in provincia di Genova da alcuni professionisti (vedi box informativo). La storia inizia quasi 20 anni fa quando un’azienda agricola locale ottiene un finanziamento europeo per il mantenimento di una mandria di varie decine di mucche razza “Limousine” che devono vivere allo stato brado per mantenere il terreno pulito da sterpi facilmente infiammabili, un problema sensibile in quelle zone, colpite periodicamente da incendi estivi; inoltre «servivano per ‘vitellare’», dichiara un esperto durante le riprese. A un certo momento i finanziamenti europei non vengono più erogati e l’azienda non può più farsi carico dei costi di mantenimento delle mucche, che passano sotto la tutela del Comune di Mele. A questo punto bisogna “irreggimentarle” e affidarle a un allevatore, ma i vari tentativi di catturarle falliscono: molte se la filano e cominciano una nuova vita, libere a contatto con la Natura ma anche con la natura del loro essere più profondo che le trova intelligenti, scaltre, capaci di sopravvivere in un ambiente non propriamente amico. Non a caso nelle immagini che scorrono si vedono mucche, ben note come simbolo di lentezza e stolidità, come non le abbiamo mai viste: magre ma muscolose, lucide nei mantelli e scattanti negli sguardi e nei movimenti; mucche che a quelli che le hanno incontrate risultano “agilissime, imprendibili”. Sarà forse anche per questo che la loro storia è passata dalla cronaca al mito e ha ispirato video maker e naturalisti che hanno realizzato il suggestivo filmato. E speriamo vivamente che quella parte di comunità locale che vorrebbe catturarle per rinchiuderle in una stalla o addirittura sopprimerle in nome dei presunti danni che provocherebbero venga dissuasa, sia dal fatto che non sono per nulla aggressive, sia dal fatto che i danni che vengono loro attribuiti sembrano facilmente reintegrabili.

TITOLO «Vacche ribelli»
REALIZZATO DA: Paolo Rossi, fotografo di natura e animali selvatici
Stefania Carbonara, video maker
Alessandro Ghiggi, naturalista e video maker
collaborazione di Luca Serlenga, geografo
DURATA 15’ circa
ANNO DI PRODUZIONE: 2017

LIBERI CAVALLI

La Liguria, striscia di terra famosa per la sua bellezza, è diventata in capo a pochi anni patria e simbolo della libertà animale: a dispetto della poca e zoppicante ospitalità ligure resa celebre da famose barzellette e da alcuni comici (liguri, naturalmente), oggi la regione si attesta come luogo di accoglienza privilegiata di una piccola mandria di mucche libere e anche di una comunità di cavalli allo stato brado.
Già negli anni scorsi, sono diventati protagonisti della cronaca i cavalli liberi della Valle dell’Aveto o meglio di quella fascia di terra scabra intorno al Lago di Giacopiane, nell’entroterra della Liguria di levante. Tutto è partito da Regina, la cavalla più anziana, forse l’ultima appartenente al gruppo di cavalli che 20 anni fa, una volta morto il loro padrone, furono lasciati in libertà dagli eredi che non sapevano che farsene. Un gesto di egoismo che forse ad alcuni esemplari più vulnerabili è costato la vita ma che ha permesso agli altri, un piccolo manipolo di indomiti, di guadagnarsi la libertà e ricostruirsi una vita nei naturale nei boschi. Oggi, grazie all’interesse di studiosi dell’Università di Genova, questi cavalli sono diventati un vanto per il territorio, hanno a disposizione 25 chilometri quadrati, hanno tutti un nome e sono osservati – a debita distanza e con rispetto – da studenti dell’Università di Genova che ne stanno facendo e ne faranno oggetto dei loro studi e anche di tesi di laurea. E, inoltre, sono stati riconosciuti come bioregolatori dei “nardeti”, aree montane in cui cresce il nardo, una pianta importante per la conservazione dell’ecosistema montano, come è stato riconosciuto anche dalla legislazione europea. E a questo devono probabilmente la loro salvezza.

La Libertà è un valore assoluto, come l’Amore. Possibile che non ci rendiamo conto di quanto tutti gli animali siano non simili ma uguali a noi? Perché continuiamo a privarli della possibilità di autodeterminarsi e di amarsi come vogliono? Perché ancora tanta cecità?

SCHIAVISMO DI OGGI

Solo due secoli fa gli schiavisti potevano impunemente affermare che uomini e donne nere non avevano né cuore e né anima, per poterli commerciare e sfruttare meglio, assecondati dalla società acquiescente e comodamente appoggiata sul loro utilizzo: ma oggi che cosa facciamo noi agli animali di diverso?

SCILLA, IL TORELLO

E magari qualcuno ancora giustifica gli allevamenti pensando che quell’istinto di libertà non è l’espressione intima di un anelito personale ma un istinto di branco e di mandria. Allora qui possiamo accennare alla storia del torello Scilla. Erano i primi dell’aprile 2016 quando giungeva la notizia di una “mucca” scoperta a nuotare nello Stretto di Messina. Ci sarebbero volute parecchie ore per saperne di più e soprattutto seguire a distanza il suo salvataggio. Il vitello, come poi si è rivelato, aveva preso la rincorsa dalla nave da trasporto che lo avrebbe dovuto portare alle sponde opposte del Mediterraneo insieme ad altri compagni, per il tragico viaggio la cui meta tutti ben conosciamo. Ma nella testa di Scilla c’è la forza di provare a cambiare il suo destino e si lancia dalla nave in mare aperto. E quando viene recuperato, nessuno vuol più mandarlo al macello, anche se alcuni ci tentano ancora, ma, grazie alle associazioni e alle migliaia di persone che hanno attivato il mail bombing verso le autorità competenti, oggi è felicemente libero nel rifugio Agripunk, a Bucine in provincia di Arezzo.
Di quante conferme abbiamo ancora bisogno per riconoscere dignità alla vita degli animali e sollevarli dal giogo con cui li opprimiamo?

Ilaria Beretta
19 giugno 2016