Natale. Quante volte pronunciamo questa parola in questi giorni? E più si avvicina il 25 dicembre e più s’intensificherà il traffico verbale: buon Natale, felice Natale, un sereno Natale…

La parola Natale in italiano deriva dal Latino, che in questo caso deriva a sua volta dal Sanscrito. La sillaba originaria suona simile a “GNA” – da cui GNASCERE e poi NASCERE – quasi una forma onomatopeica per indicare il neonato quando pronuncia i primi vagiti e i primi suoni volontari.

Natale, infatti, è nascita, è venire al mondo, è far venire al mondo.

È notizia del 20 dicembre scorso di come siano stati sequestrati 65 cuccioli di cane trasportati in un’auto dentro gabbie, alla frontiera italiana provenienti dalla Polonia, destinati chissà dove e a chi. Hanno tutti meno di 2 mesi, sono stati trovati dai veterinari delle forze dell’ordine in stato di malnutrimento ed è stato calcolato che la loro vendita clandestina avrebbe portato ai loro detentori circa 70.000 euro di guadagni.

Chi fa nascere questi cuccioli? Chi fa fare figli alle proprie cagnoline, meglio se con pedigree, per poi darle in mano a sconosciuti e certamente malintezionati?

O forse, quando c’è una nascita imprevista, è meglio gettare i cuccioli in un fosso, come accaduto a Faenza in questi giorni, con il gelo che attanaglia tutte le regioni?
Crudelia De Mon, la perfida protagonista della “Carica dei Cento e Uno”, il famoso film della Walt Disney, era meno malvagia di chi ha compiuto questo gesto insensato!

All’Acquario di Genova l’estate scorsa 2017, è nato un cucciolo di foca, che vive in una vasca che per quanto grande sia è pur sempre una gabbia di vetro, condurrà la sua esistenza sempre sotto gli occhi di tutti, è già una piccola star, ed è destinato a crescere e a vivere 20-30 anni sempre dentro quattro mura.

Negli allevamenti, ai vitellini viene messo un anello al naso con spunzoni in modo che non possano bere il latte materno destinato all’industria, gli agnellini e i capretti vengono svezzati e uccisi immediatamente, mentre ai maialini appena nati vengono strappate le unghie e le piccole zanne, mentre i pulcini maschi vanno subito nel trituratore.

Tutte queste vite sono cuccioli, per intenzionalità o per disattenzione sono venuti al mondo da poco, lo guardano e ci guardano sapienti e stupefatti, la loro vita è unica e loro, e ognuno di loro è importante.

Alla babele di vite che nascono e si spengono come in unico inferno senza fine, le persone che scelgono di non nutrirsi di carni di altri esseri viventi, di latte e di uova non partecipano. È stato calcolato che ogni giorno ogni secondo muoiono, e quindi nascono in ricambio, 40.000 vite di animali alla mercé dell’uomo.

E se qualcuno volesse obbiettare che la vita porta morte perché la seconda è insita nella prima, potremmo anche ricordare per qualche momento le nostre infanzie e pensare a quanto ogni cosa in quel momento della vita ai suoi inizi – vista dall’angolazione dell’innocenza – ci sembrava attraente e piena di promesse.

E potremmo ricordare anche che solo un mese fa, il 20 novembre, celebravamo la Giornata dei diritti dell’infanzia: in Italia, a pochi metri dalle nostre porte di casa, ci sono 1,4 milioni di bambini e adolescenti che «vivono sotto la soglia della povertà assoluta, e questo numero è cresciuto del 14 per cento in un solo anno». Non vanno a scuola e non hanno da mangiare né da proteggersi dal freddo, il loro regno sono le strade dei quartieri malfamati delle nostre città illuminate a festa, dove i controlli della legalità si fanno complicati e difficili.

Oggi, il nostro augurio di Buona Natale, Buona Nascita, al di là della fede religiosa o del distacco laico, va a tutte queste piccole vite luminose che si spengono troppo presto e che, se non muoiono, vivono vite terribili. E mentre diciamo Buon Natale, cerchiamo di operare nel mondo in modo che non ce ne siano più.

Ilaria Beretta