#buttaibotti è il titolo della campagna diffusa dalla Lega nazionale per la difesa del cane, per sensibilizzare tutti sull’uso dei fuochi artificiali, in particolar modo in questi giorni di festa. Lo scopo è quello di far riflettere sui rischi e… far desistere.

Alcune città e comuni italiani hanno emanato ordinanze che proibiscono l’uso di petardi e fuochi d’artificio; per il momento è una sparuta minoranza ma con esempi importanti come Torino, dove l’articolo 9, comma 23 – del Regolamento N°320 per la Tutela e il benessere degli animali vieta di far esplodere petardi, botti, fuochi d’artificio e articoli pirotecnici in genere, e dove è stata varata una campagna di sensibilizzazione che dovrebbe portare i suoi frutti.

Oggi i fuochi d’artificio come li abbiamo conosciuti e come ancora molti li propongono sono anacronistici. Ogni anno sono molte le vittime dei giochi pirotecnici, persone che si feriscono e che rischiano la vita e che, a volte, rimangono menomate per sempre; questi pericoli tuttavia non dovrebbero costituire l’unico deterrente al loro uso:

ci sono altre buone ragioni per festeggiare l’anno nuovo che arriva senza lo sconquasso dei fuochi artificiali.

Il primo fra tutti è lo spavento che questi rumori assordanti e improvvisi scatenano negli animali di casa ma non solo. Addirittura le guardie cinofile e la polizia di Stato hanno rilasciato un video proprio per cercare di mettere in sicurezza gli amici cani, alcuni dei quali possono avere veri e propri attacchi di panico.

Ma non solo i cani hanno l’udito sensibile e per loro natura si tendono in una difesa spasmodica davanti all’imponderabilità di un pericolo che si annuncia: anche i gatti, che hanno una sensibilità uditiva tre volte più dell’uomo e due volte più del cane, patiscono il fragore e le luci abbaglianti, e gli animali notturni come gufi, civette, volpi, faine, pipistrelli che attendono il silenzio della notte per auscultare il buio e cercare la preda e quindi assicurare il sostentamento per se stessi e per i loro piccoli.

Da tutti questi animali gli spettacoli pirotecnici sono percepiti come fenomeni devastanti, come per noi un bombardamento. Anche gli abitanti dei mari possono essere disorientati dai lampi di luce creati dai fuochi d’artificio a mare, che giungono loro attraverso la profondità delle acque creando una sorta di aurora boreale innaturale che può far perdere la rotta a interi banchi e gruppi di pesci.

E su cieli, terra e acque rimane in ogni caso il residuo della sarabanda dei fuochi, parliamo della miriade di contenitori dei botti, delle girandole e di tutti gli altri fuochi che ricadono a terra o finiscono nel verde o nelle acque di fiumi laghi e mare: milioni di pezzettini o strisce o tubi di carta, cartone e plastica, bruciacchiati o che stanno ancora bruciando, e parliamo dei loro apparati di lancio, i contenitori delle polveri, quelli singoli e quelli compositi fatti di batterie di tubi di cartone uniti fra loro, ormai svuotati dalla polvere pirica, e pezzetti di cavo in materiale plastico, ognuno di questi elementi ormai ridotta a scoria. In una parola, anzi due: inquinamento ambientale.

L’industria, per venire incontro almeno parzialmente a questa nuova esigenza di rispetto dell’Ambiente e degli Animali ha messo a punto e lanciato sul mercato già da qualche anno i fuochi d’artificio senza boati, a volte anche accompagnati da musiche: c’è da chiedersi se eliminando l’inquinamento acustico che è certamente la causa maggiore di danno possano essere eliminati gli altri inconvenienti; ad esempio, se si potesse far impegnare l’azienda o i committenti a ripulire le aeree terrene e marine dove si sono svolti gli spettacoli pirotecnici.

Invitarvi, come stiamo facendo qui, a non usare i fuochi d’artificio può sembrare eccessivo: quelle cascate di luce colorata contro il cielo scuro non sono forse uno spettacolo davvero suggestivo in grado di sorprenderci come poche cose al mondo? Può essere.

Facciamo allora qualche passo indietro. L’usanza dei “botti” ha probabilmente origini militari, si usavano le salve di fucile o di cannone che rimbombavano fragorosamente per dare il massimo della “visibilità” e dell’ossequio della comunità a un evento o a una personalità. Ma per divertire e rappresentare la grandezza di funzionari statali e regnanti, fin dall’età di Roma antica, venivano anche organizzati o costruiti con complicate opere idrauliche grandi giochi d’acqua. La reggia di Versailles, ne è un esempio tra i più fastosi: nuova residenza del re di Francia Luigi XIV, aveva e ha tutt’oggi 1400 getti d’acqua, le fontane così alimentate – ci dicono le cronache dell’epoca – avevano un consumo d’acqua di oltre 6000 metri cubi all’ora e costituivano un grande esborso economico per lo stesso re. Oggi che l’evoluzione del nostro vivere quotidiano ci ha insegnato a trattare l’acqua come un risorsa importante e per nulla scontata, i giochi d’acqua dalla nostra angolazione di uomini contemporanei ci sembrano antiecologici e fuori luogo.

È solo una questione di educazione… emotiva, ciò che comprendiamo come essere una cosa giusta passa facilmente dall’intuizione allo slancio emotivo.

Nell’attesa dell’Anno Nuovo, guardando da un balcone il cielo stellato o cercando una zona dove non ci sia l’illuminazione cittadina, andremo a scoprire o riscoprire le stelle che trapuntano il cielo. Basterà munirsi di una piccola torcia elettrica e di un manuale illustrato di Astronomia, ce ne sono di semplicissimi e con disegni molto chiari, per conoscere meglio il Cielo che ci ruota silenzioso sulla testa e, perché no?, imparare qualche nome di stella in più. Saremo così equipaggiati per attendere un anno nuovo, felice e fortunato fin da subito, perché agiremo coerenti con il nostro desiderio di Pace e di salvaguardia di Animali e Ambiente!

Ilaria Beretta
27 dicembre 2017