Novel food 2018: un nuovo regolamento dell’Unione Europea permette di allevare e commercializzare insetti e le loro larve a scopo alimentare, per il momento il provvedimento riguarda 17 specie, tra i quali alcuni vermi, alcune varietà di formiche, millepiedi, grilli, cavallette e locuste. Nello specifico in Italia il Ministero della Salute temporeggia.

Sondaggi allo sbaraglio

Se piace o no agli italiani l’idea di mettere in tavola altri Animali è già stato indagato da Coldiretti, per scoprire che il 54% degli italiani non è favorevole a questi nuovi cibi e che solo il 16% li apprezza o è possibilista. E c’è anche chi ha già pubblicato un libro di ricette: le due autrici, intervistate da Donna Moderna, ci rassicurano: «Gli insetti sanno di castagna, pop corn e altri di arachidi». Intanto Amazon già propone la vendita di dolcetti, farine e altre “golosità” a base di vermi e insetti e c’è già più di un sito che cerca di anticipare ogni moda del cibo a base di vermi e insetti, sebbene già durante EXPO 2015 il Padiglione del Belgio, se n’era e fatto paladino insieme a Olanda e Gran Bretagna.
Alcune civiltà originarie come gli Aborigeni australiani si nutrono ancora oggi di insetti, in questo caso il cibo è rappresentato dalle termiti: si tratta di usanze e popoli che devono essere preservati, non solo perché hanno diritto ad autodeterminarsi ma anche perché rappresentano e sono un modo completamente naturale di vivere: immerso – letteralmente – nella Natura, seguendone le leggi e facendone parte integrante.

Insetti in cucina, la morte è sempre lo stesso spettacolo

Interessante è sottolineare come, davanti a immagini di cibi preparati con i corpi interi di questi piccoli animali, la maggiore parte degli interpellati ha dimostrato “impressione e disgusto”: eppure perché dovrebbe colpirci di più una cavalletta stecchita e arrostita che la bistecca (pezzo di muscolo di una mucca) rosolata in padella o la fetta di prosciutto (pezzo di coscia di un maiale) nel panino? Dovrebbero almeno farci la stessa “impressione” perché sono parti di corpi che hanno avuto vita e aneliti, anche nella loro semplicità.
Mangiare una locusta impastellata e fritta o un grillo glassato al cioccolato, riconoscendone le zampe, la testa, gli occhi, essendo coscienti delle interiora nascoste dentro i corpicini ormai cotti, può far riflettere semmai su quanto la nostra alimentazione sia basata su un’autocensura: nel pezzo di carne in tavola o esposto nelle vetrine delle macellerie noi ci rifiutiamo di vedere la parte per il tutto e, così facendo, possiamo evitare di riflettere sulla morte altrui.

Alimenti sostenibili o porzioni di crudeltà?

Oggi la FAO si fa paladina, a sorpresa, del “novel food” a base di larve, insetti adulti e vermi, parlando di sostenibilità e di ottimi valori nutrizionali, eppure non molto tempo fa si era espressa a favore di una nutrizione ricca di frutta, verdura fresca e cereali con poche proteine animali per essere in linea con lo sviluppo dell’agricoltura e dei fabbisogni mondiali.
Sembra che, se la tendenza è quella di chiudere allevamenti e mattatoi, l’uomo se ne venga fuori con altre forme di crudeltà. Attivisti di tutto il mondo hanno fatto servizi e documentari terrificanti per togliere – ad esempio – il foie gras dai supermercati, è possibile che la violenza sugli altri esca dalla porta e si ripresenti alla finestra? Abbiamo proprio e sempre bisogno di un quantitativo costante di ferocia per sostentarci?

Uno specchio di civiltà

Qualcuno ha già ribattezzato “novel food”, vermi e insetti da impiegare come cibo, ma non c’è nulla di nuovo in questa proposta, perché l’obbiettivo di sostentarsi a spese di altri esseri viventi non è certo una novità. E siamo anche convinti che, nel percorso particolare che permette all’uomo di evolversi nonostante le proprie miserie, questo sia un notevole passo indietro. E non perché mangiare piccoli animali sia una pratica antica e primitiva, ma perché “come” ci cibiamo è un “patto” che facciamo con il resto del mondo, è un fatto eminentemente culturale ed è in questo specchio che possiamo rifletterci e osservarci.

Ilaria Beretta