È passato ormai parecchio tempo da quando il Governo ha deciso di limitare al massimo ogni nostro movimento e immagino che sia per tutti un periodo complesso: per alcuni difficile, per altri addirittura drammatico; per qualcuno positivo, ma per la maggior parte di noi imprevisto, faticoso e a tratti tragico.

L’incertezza in cui ci troviamo genera, e forse continuerà a generare nei prossimi mesi, ogni sorta di reazione più o meno razionale o illogica: dopotutto la TV e i giornali non fanno altro che spaventarci, gli esperti –o presunti tali– affermano verità che spesso loro stessi sono in grado di contraddire pochi giorni dopo.
I saggi, invece, ci consigliano di dedicare tempo alla cura, all’introspezione, al silenzio, alla conoscenza di sé che troppe volte, presi dalla fretta della quotidianità, abbiamo trascurato.

Tutta questa vicenda dovrebbe ricordarci, soprattutto, di quanto la vita sia impermanente, effimera e destinata a finire; questo ci distingue, forse più di ogni altra cosa, dagli animali, ossia il fatto di poter percepire questa nostra transitorietà. Temiamo di morire per un virus aggressivo senza però accorgerci che stiamo rinunciando a vivere e che forse qualcuno di noi è già morto, sepolto dalla paura del contatto umano, della vita all’aria aperta, della gioia della condivisione reale.

Ora, tra le mille notizie che girano intorno al Covid-19 (oggi unico tema trattato, come se tutto il resto non esistesse più), vorrei portarvi a riflettere sulla puntata di Report del 13 Aprile scorso intitolata Siamo nella ca…!, dove è stata indagata la correlazione tra epidemie e allevamenti intensivi che devastano la Lombardia, soprattutto nella zona tra Brescia e Mantova.

In sintesi il servizio racconta che, facendo una media, è come se ogni bresciano avesse due maiali e una mucca. In particolare spiega come i maiali siano i maggiori inquinanti, con le loro deiezioni molto liquide. Queste deiezioni immettono nell’aria una quantità di ammoniaca davvero importante, la quale è strettamente legata alla presenza di polveri sottili in atmosfera.
Secondo dati ARPA l’85% dell’ammoniaca in Lombardia deriva dai liquami prodotti dagli allevamenti e l’ammoniaca è uno dei principali fattori per la formazione del pm10. Le punte più alte di emissione di ammonica si concentrano nel triangolo Brescia-Mantova-Cremona, punti di maggiore sviluppo iniziale del Covid-19.

Si è visto come, nel periodo di sviluppo del virus Covid-19, a febbraio 2020, lo spandimento nei campi delle deiezioni animali con i trattori, è stato concesso più volte in Lombardia (nonostante ci sia un divieto nazionale, ma sempre derogato da alcuni comuni). Durante quel mese, i giorni di spandimento di liquame coincidono quasi sempre con gli sforamenti di pm10 nel bresciano.
La Società Italiana Medici Ambientalisti ipotizza che vi sia un nesso tra il particolato e il trasporto delle particelle del virus. Uno studio della Sapienza di Roma ha messo in evidenza come le epidemie siano aumentate da quando il rapporto dell’uomo con gli animali è passato da occasionale ad intensivo. Lo stesso Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che in futuro sarà da valutare il livello di pm10 e tutto ciò che ne aumenta la produzione se vogliamo limitare la diffusione di altre epidemie.
Il primo “produttore” di maiali al mondo è la Cina, che si attesta tra le aree più inquinate al mondo, insieme, appunto, alla Pianura Padana.

 Non lamentiamoci di questa e di altre epidemie, perché gli scienziati ci avvertono da decenni; non lamentiamoci delle morti, delle quarantene, delle mascherine, della perdita della libertà, della paura ad andare al lavoro e del controllo sociale, se non abbiamo il coraggio di cambiare i nostri comportamenti in prima persona: la più potente arma sociale resta oggi il nostro portafogli, piccolo o grande che sia, e come lo usiamo quando siamo al supermercato (e non solo). 

Che poi, forse, le vere vittime non siamo noi, liberi almeno nelle nostre scelte alimentari, ma gli animali, trattati ingiustamente come oggetti, merce, prodotto e risorsa economica; ed ora, sempre più spesso, la Natura ci chiede il conto.

Tornando ai consigli dei saggi, spero che questo confinamento all’interno delle nostre case ci porti davvero a riflettere su noi stessi, ma anche sul nostro rapporto con il Pianeta e gli altri abitanti che da sempre ospita, perché è sempre più chiaro che siamo un sistema interconnesso e che non possiamo prosperare ancora a lungo avvelenando, per profitto, gola o ignavia, ogni parte del globo.

Di Lisa Bozzato