Albert Einstein disse che: “la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.”

Se è vero che ognuno di noi è stato costretto a cambiare abitudini e a limitare le interazioni abbiamo anche trovato nuove soluzioni, ci siamo messi alla prova e abbiamo scoperto di essere in grado di fare il nostro lavoro, anche meglio, in modi radicalmente diversi. Soprattutto abbiamo capito quanto siamo gli uni strettamente connessi agli altri, quanto questo mondo, sempre più tecnologico unisce con un click persone distanti migliaia di chilometri abbattendo qualsiasi confine, reale o virtuale che sia. Cosa ancora più importante siamo stati costretti a rivalutare ciò che è importante da cosa non lo è, e questo è stato possibile solo grazie ad un cambiamento del nostro modo di vivere, seppur per un periodo limitato.

Nulla è ciò che sembra realmente: nei momenti di grande crisi sono possibili i grandi cambiamenti, così come i momenti di grande benessere ci portano a non voler o dover modificare il nostro modo di comportarci.

Ed è questo il momento giusto per pensare a cosa possiamo fare per risolvere problemi che non sono più rimandabili. Nessuno può pensare di fare già abbastanza, c’È sempre qualcosa che si può fare per rendere la nostra presenza su questo pianeta più leggera per gli altri. Allo stesso modo non si può pensare di aver fatto più degli altri in termini assoluti, non è una gara e non ci sarà alcun premio per chi pensa di essere arrivato prima.  

L’Orologio dell’apocalisse (Doomsday Clock) è stato creato nel 1947, all’inizio della guerra fredda, dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago e misura il pericolo di una ipotetica fine del mondo a cui l’umanità è sottoposta. Dal 2007, lo spostamento delle lancette è condizionato anche dai pericoli derivati dai cambiamenti climatici, dall’effetto serra, dall’inquinamento e dai nuovi sviluppi nel campo delle armi biologiche e dell’ingegneria genetica. Prima della pandemia le lancette segnavano solo 100 secondi (virtuali) alla fine del Mondo come lo conosciamo.

Il primo passo per il cambiamento è la consapevolezza. Essere consapevoli che il nostro modo di vivere non è sostenibile porterà ognuno di noi a cambiare le proprie abitudini. C’è chi modificherà piccole abitudini e chi stravolgerà il proprio modo di vivere in base alle proprie possibilità ma soprattutto in base a quanto è forte la motivazione che porta al cambiamento. Ogni cambiamento è utile e necessario e chi fa più fatica ad abituarsi a questa logica deve essere aiutato, la motivazione nasce anche dall’incoraggiamento e non certo dal giudizio. 

Non diamo per scontata la vita, la nostra e quella e degli altri essere viventi che condividono con noi la Terra su cui viviamo.
Non diamo per scontato che quanto stiamo già facendo sia abbastanza.
Non diamo per scontato di essere soli su questa terra, la vita è tutto attorno a noi.
Non diamo per scontato che non ci sia più niente da fare.

Qualunque sia la motivazione facciamo qualcosa ora, più di quanto abbiamo fatto ieri, per assicurarci che le prossime generazioni (umane e non umane) possano avere ancora un possibilità.

Cambia ora, cambiamo assieme.

Carmen Somaschi | Presidente AVI