Il vegetarismo, soprattutto nell’ultimo secolo, ha dovuto continuamente lottare con il progresso, concetto caro all’uomo, che porta a individuare la realtà circostante come mero mezzo in funzione del miglioramento della condizione umana. Ma dove siamo arrivati? Abbiamo totalmente perso il vero significato del meglio per l’uomo e il vero modo di guardarci attorno, schiacciati da un consumismo sfrenato e da una folle corsa verso l’autodistruzione.
E’ questa l’evoluzione? Il vegetarismo ha pagato continuamente lo scotto di una società che vede l’evoluzione soltanto come soddisfacimento sempre più immediato di beni superflui e di una mentalità che non vede altro che oggetti da usare. Gli animali stessi sono, ad oggi, visti soltanto come “cosa” da consumare, come cibo.
E dov’è finita l’aria pura che un tempo era considerata alito di vita e che ora è corrotta da un inquinamento sempre più deleterio? Bagnati dalle piogge acide, siamo impotenti davanti ai disastri ecologici che ormai devastano la nostra natura. Cerchiamo altri mondi, andiamo sulla luna e spaziamo nei cieli, ma non vediamo che è dinnanzi a noi che dobbiamo scoprire un nuovo mondo, un nuovo modo di costruire il mondo a cui apparteniamo.
O forse non è uno dei tanti modi in cui cerchiamo di fuggire dal mondo che abbiamo creato? Forse è solo uno dei tanti modi con cui tentiamo di fuggire dalla fame del mondo, dalla povertà incalzante, dalle malattie e, soprattutto, dal vuoto che si è creato attorno e dentro noi. In nome del progresso ci siamo persi completamente, abbiamo perso il legame autentico con la vita e ora ci troviamo di fronte ad un mondo in agonia che dimostra come il ritorno alle origini sia l’unica via percorribile.
Non ci rimane forse altro che fermarci e riflettere, mettere un freno a questa folle corsa al progresso, ormai fine a se stessa, e ascoltare dentro di noi la voce nascosta e messa a tacere della nostra vera identità umana. Per progredire si deve anche sbagliare, questo è certo, ma ora bisogna riconoscere di aver preso una strada errata e di dover recuperare quella corretta. Siamo uomini in carne ed ossa e come tali possiamo sbagliare e cadere, ma possiamo anche rialzarci e proseguire: ora è tempo di rallentare la nostra corsa e di restituire un senso umano al progresso stesso.
Il vegetarismo antico sta rigermogliando con la forza di un filo d’erba che spacca il cemento, immagine concreta della forza inarrestabile della natura che supera gli ostacoli di questa nostra società moderna. Non è l’unica soluzione possibile, ma è certamente una delle tante soluzioni efficaci per tentare di modificare la situazione attuale che, altrimenti, ci condurrà verso la fine del pianeta che stiamo lentamente uccidendo. E non è escluso che Gaia, il pianeta terra, possa poi continuare a vivere, rigenerandosi, dopo essersi liberata dei suoi parassiti, gli uomini.
Tutte queste riflessioni vogliono essere uno stimolo per riflettere sul ruolo che ciascuno di noi, nel suo piccolo, con piccole ma grandi scelte, può fare. Spesso di fronte ad un disastro ci sentiamo inermi e non riusciamo a capire cosa possiamo fare e come dobbiamo agire per modificare ciò che ci atterrisce, ma è semplice: noi umani abbiamo sbagliato, facendo scelte sbagliate in nome di un falso progresso, abbiamo bruciato gran parte dell’energia vitale del nostro pianeta e ora la scelta vegetariana diventa un passo indispensabile per il risanamento.
Il vegetarismo è una scelta che si può fare subito, senza grossi sacrifici; insieme come tanti piccoli fili d'erba riusciremo a rompere la crosta oscura che si è abbattuta sulla nostra amata terra e a renderla migliore. Sì, è possibile e dobbiamo continuare a credere che sia possibile e che ciascuno di noi vi possa contribuire. E quale modo migliore di cominciare se non a tavola? La tavola è un’ottima palestra di vita, dove l’arte del buon cibo è in grado di renderci sereni e fiduciosi: un buon piatto ci rende piacevolmente riconcilianti con noi stessi così da poter poi far pace col mondo stesso.
Carmen Somaschi