“Davvero non hai mai mangiato la carne? Voglio dire, mai? Nemmeno una volta? Ah…non sai proprio cosa ti perdi!”
Questa sicuramente e’ una delle domande che più volte mi e’ stata fatta finora. Ogni volta che, per caso o volutamente, dichiaro di essere vegetariana, la domande di rito sono sicuramente perché e da quanto tempo. Se il perché difficilmente suscita ulteriori interrogativi, la risposta “dalla nascita” scatena le reazioni più’ imprevedibili: chi si meraviglia, chi quasi non ci crede e chi si dispiace per te. Già, qualcuno prova dispiacere perché immagina una vita di privazioni, un piacere così banale e comune negato persino in tenera età, come la più mera delle imposizioni genitoriali.
La realtà, almeno per la mia esperienza, e’ stata molto diversa. Il vegetarismo non mi e’ mai stato imposto, al contrario, fin da quando ero bambina ho sempre avuto la libertà di scegliere cosa mangiare. Ovviamente le motivazioni di una scelta vegetariana, che ha coinvolto tutti i membri della famiglia, mi sono state spiegate fin da piccolissima e questo sicuramente ha influito molto sulla mia decisione di continuare ad essere vegetariana ma questa, più che un’imposizione, e’ stato forse il primo passo verso l’abitudine di prendere scelte consapevoli.
Nascere vegetariani per certi versi e’ molto più semplice che non diventarlo con il tempo. Chi diventa vegetariano, seppur consapevole e convinto della propria scelta, e’ costretto a cambiare le proprie abitudini alimentari, cambiano i gusti, gli odori, gli ingredienti e qualche volta non e’ semplice. Per chi nasce vegetariano il “problema” e’ quasi inverso. Mi ricordo, ad esempio, che quando da piccola accompagnavo mia madre a fare la spesa passare davanti al banco carni o alla bancarella del pesce era una vera tortura, quello che per molti era “profumo” per me non era altro che un odore nauseabondo, per non parlare poi di quando al ristorante capitava di incappare nelle grigliate che, almeno per me, rendevano l’aria appena respirabile. Se chi diventa vegetariano cerca di trovare alimenti che possano avvicinarsi alla carne e al pesce per riadattare vecchie ricette e ritrovare i sapori abbandonati, io li rifuggo completamente per la mancanza di abitudine, tutto ciò che dovrebbe ricordare certi sapori il più delle volte mi e’ totalmente estraneo e sgradito (fatta eccezione per un buon ragù di soia al quale non potrei mai rinunciare!).
Qualcuno si stupisce quando dico che ho “scelto” di essere vegetariana, in molti pensano che essendo nata vegetariana la mia sia una condizione “irreversibile” e quindi la mia situazione non e’ altro che il riflesso della scelta fatta dai miei genitori. Posso dire per certo che ho scelto, ho scelto di continuare a non mangiare carne e pesce quando avrei potuto farlo. E’ stato solo più semplice. Come sempre, quando si sceglie qualcosa nella vita, automaticamente si rinuncia ad una o più possibilità, io ho rinunciato, consapevolmente e a mio parere per un ottimo motivo, a provare un tipo di alimentazione diversa da quella che conosco fin da quando sono nata e ho rinunciato a scoprire nuovi sapori certo, però, a differenza di chi lo e’ diventato, non sento la mancanza di ciò che non ho mai provato.
Il fatto che non ci sia una vera a propria privazione non significa che la mia scelta vegetariana sia meno sentita o meno importante rispetto a quella di altre persone anche perché sempre di scelta si tratta. Le rinunce nate da una scelta motivata, in qualsiasi ambito della vita di una persona, non dovrebbero mai trasformarsi in prigioni in cui intrappolarsi, a maggior ragione la scelta vegetariana e’ qualcosa con cui si deve saper convivere bene, e’ uno stile di vita che deve farci sentire a nostro agio e non un obiettivo da raggiungere attraverso la mortificazione del cibo. E a chi ancora mi dice “ma non sai cosa ti perdi!!!” rispondo ridendo, tutto sommato so di non aver perso molto, soprattutto se considero cosa ho guadagnato nel nascere e rimanere vegetariana.
Serena Ventura