Amiamoli! Anzi, meglio: rispettiamoli!

È così singolare che la giornata dei diritti degli animali cada in un mese, quello di dicembre, dove troppo spesso più si parla di amore verso il prossimo più si calpestano i più deboli, a partire dai poveri che non avranno un vero Natale e potranno solo guardarlo nelle vetrine sbarluccicanti e dentro le finestre illuminate delle case degli altri, e a partire ancora da chi non ha neanche diritto di vita, come gli animali che stanno per essere uccisi e tagliati a pezzi per arrivare sulle belle tavole imbandite.

Nel 1948 il mondo aveva appena cessato di spegnere le fiamme della Seconda Guerra Mondiale, il 10 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, tra essi: la libertà individuale, il diritto alla vita, il diritto all’autodeterminazione ovvero a scegliere qual è il proprio bene nell’ambito delle leggi vigenti, il diritto a un’esistenza dignitosa. Ce n’era bisogno, dopo la tragedia che in ogni parte del mondo uomini, donne e bambini avevano vissuto portando ferite fisiche e interiori, comunque indelebili e la sensazione che in quegli anni terribili di conflitto “l’uomo fosse impazzito”.

Perché scrivere una carta dei diritti dell’uomo? Per proteggere l’uomo da se stesso.
E per i diritti degli animali? La risposta sembrerebbe ancora più facile: occorre difenderli dagli uomini. Ma approfondiamo…

Quanti di noi hanno animali in casa che fanno parte (a pieno diritto) della famiglia? Quanto amorevoli riusciamo ad essere osservando mamma gatta con i suoi piccoli o un cagnolino giocare acrobaticamente con la palla ormai sgonfia? Eppure quello di cui ci cibiamo sono altri cuccioli, simili in tutto e per tutto, anche nelle carni, ai nostri beniamini: il vitello, la gallinella, il capitone infatti, sono animali che non fanno in tempo a diventare adulti: per il profitto dell’industria della carne devo morire giovani. Gli allevamenti non sono forse assimilabili a enormi parcheggi di automobili pronte da rottamare per sfruttarne i pezzi e lasciare il posto ad altra “merce”? Peccato che lì non ci siano oggetti arrugginiti ma cuori che battono, e forte.

Il passo per riconoscere agli animali i loro diritti non sembra poi così arduo, perché c’è un’innegabile somiglianza tra gli animali e noi, siamo tutti carnei e abbiamo tutti sentimenti primari. Ma c’è anche un’altra cosa che dovremmo considerare: assegnando agli animali i loro diritti noi non svolgeremmo il ruolo del sovrano che elargisce qualcosa ai suoi sudditi, ma contribuiremmo anche a salvare l’umanità stessa, diffondendo a livello più ampio ideali di pace, di non violenza, di vita.

Il Terzo Millennio parla piuttosto chiaro: guerre in ogni dove e terrorismo sotto casa, esodo di milioni di persone affamate e disperate, cancellazione delle foreste a favore di monoculture per l’allevamento nell’industria delle carne, inquinamento a livelli altissimi generato anche e soprattutto dai Paesi emergenti, i mari diventati ricettacoli di disastri atomici e delle loro scorie, e tonnellate e tonnellate di plastica. Insomma: uomo contro tutti non paga!

Lo vediamo anche nella bruttura e nella povertà che dilagano appena usciti dai centri cittadini patinati e dai luoghi di vacanza a misura di turista, e che stanno dominando il Pianeta.

Il cortometraggio intitolato Man, del disegnatore inglese Steve Cutts, ben riassume il comportamento dell’uomo degli ultimi 50 anni…

In poco più di 3 minuti e mezzo l’autore ci mostra, con il tratto del fumetto, ironico e mai impressionante (se non nel significato) la parabola ascendente dell’uomo che con la sua simpatica maglietta con scritto Welcome arriva sulla terra e con un’espressione fissa e un po’ stolida, e subito comincia a… uccidere, sporcare, inquinare, manomettere. Nulla si salva: la foresta come il mare, la montagna come la città, e balza agli occhi il poco rispetto che mostra di avere verso la Terra e gli altri esseri viventi che come lui la popolano ma che, a differenza di lui, vivono in equilibrio con essa.

Se vogliamo trascorre una buona la Giornata dei diritti degli animali, che non è ancora una festa, ma una volontà di festa, ed è certamente una ricorrenza per riflettere tutti, potremmo fare il proposito di vedere Man insieme a qualcuno che ancora pensa che gli animali “vabbè, si sono sempre mangiati” e che la Terra “vabbè, intanto è grande. Basta avere un computer e collegarsi ad Internet.”
O, ancora meglio, Man sarebbe da guardare in compagnia dei più giovani, figli, nipoti, amici, che saranno testimoni del futuro imminente: pochi minuti in compagnia di un “fumetto” che con essenzialità, velocità e assenza di retorica descrive la razza umana e la sua evoluzione sulla Terra: quella che i libri, compresi quelli di scuola, edulcorano e opacizzano.

Gli animali non chiedono di essere amati, loro trovano in loro stessi tutto ciò che occorre per vivere anche una stagione dura come l’inverno: basta andare nei boschi in questi giorni di gelo, dove i cacciatori ancora non sono arrivati con i loro giochi di morte, per scorgere qualche cinghiale crogiolarsi nel fioco sole tra gli alberi e qualche cerbiatto approvvigionarsi dei germogli del sottobosco che ancora la neve non ha coperto.

Siamo noi uomini che abbiamo bisogno di loro, gli animali, della loro presenza sulla Terra alla pari perché solo così possiamo garantirci e garantire la vita nostra, loro e del pianeta. La Giornata dei diritti degli animali potrebbe essere un nuovo punto di partenza per pensare ai rapporti tra uomo e animale: nessuno deve amare se non lo vuole, ma tutti dovrebbero contribuire a creare la rete sociale e legale per fare in modo che gli animali abbiano gli stessi diritti primari dell’uomo e tornino così a vivere la Terra non sotto di noi ma con noi.

Ilaria Beretta
9 dicembre 2016